Luigi Basiletti

 

 

 

 

 

Luigi BASILETTI 

 

 

 

 

da"Sentiero degli antenati":  il pittore si presenta: 

 

 

 

"Sono pittore: vedute, paesaggi, antiche vedute e ritratti ne ho dipinti a iosa,

e poi affreschi, quadri storici e di mitologia.

Il mio maestro è Sante Cattaneo

ma sono pittore d’Accademia,

 a Bologna e a Roma ho studiato e vissuto.

Le mie belle ville rimangono però, ancora oggi a Mazzano e Nuvolento.

 

Ho inteso l’arte come vita: ho praticato l’architettura, l’incisione e il restauro. Ho partecipato con vitalità alla cultura bresciana e lavorato per l’Ateneo.

 

Con passione ed entusiasmo mi sono messo a servizio del conte Tosio lavorando per la Pinacoteca: ho dipinto e restaurato vivendo e amando l’arte.

 

A Brescia ho scoperto le Antichità.

 

Archeologo con ardore ho scavato tra i marmi del Tempio Capitolino, del Foro e del Teatro; ho scoperto i bronzi e la Vittoria Alata.

 

Con Labus e con Vantini ho creato il Museo Romano.

 

Quanta emozione ho provato nel far risorgere la

Brixia dei tempi romani." (a cura di P. Catterina)

 

 

 

 

Biografia: 

Nato il 18 apr. 1780 a Brescia da Francesco, fu pittore e incisore notevole, buon architetto e valente archeologo, nonché intenditore d'arte e restauratore di dipinti. Fu socio dell'Ateneo bresciano nel 1810, membro dell'Accademia di S. Luca nel 1814, socio dell'Accademia di Brera nel 1828, censore dell'Ateneo di Brescia dal 1816 al 1844.

 

 

Dopo aver fatto i primi studi di pittura presso Sante Cattaneo a Brescia, passò all'Accademia di Bologna, ove vinse un concorso, e quindi nel 1806 a Roma ove si fermò vari anni. Oltre che a qualche pala d'altare (Angelo custode nel duomo di Brescia, 1811), a qualche quadro storico o mitologico (Niobe nella Pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia; Ferimento di Baiardo, Ateneo di Brescia, 1826) e ad affreschi decorativi (lunette nel salone dell'Ateneo bresciano, sale in palazzo Martinengo), il suo nome è legato a ottimi ritratti: da quello giovanile del Canova nell'Ateneo a quello della famiglia Balucanti Cigola del 1812 presso i conti Fenaroli di Brescia, a quello del poeta Cesare Arici (1822, Ateneo), che gli dedicò la sua Brescia romana, a quello, più tardo (1843?), del conte Tosio.

 

 

La sua maggior fama pittorica è tuttavia dovuta giustamente a vedute e paesaggi (Lago d'Iseo, Tempio della Sibilla, Pozzuoli, Ischia nella Pinacoteca Tosio Martinengo; l'Aniene a Tivoli nella Galleria d'arte moderna di Milano; Campagna bresciana nella raccolta Calini di Brescia), tra i più notevoli e vivi del tempo, ricchi d'atmosfera, delicatissimi di colore nonostante il rigore del precisissimo segno neoclassico. Della sua vasta opera di paesaggista e ritrattista, conservata presso le vecchie famiglie di Brescia, pochi pezzi sono oggi noti e accessibili.

 

 

L'artista può essere giudicato forse meglio e più compiutamente dai suoi Ricordi di viaggio (quattro album di disegni di 245 fogli complessivi, una cartella di 175 fogli sciolti e 13 grandi disegni isolati) esistenti presso la Pinacoteca Tosio Martinengo. Si tratta di disegni di notevole valore il cui stile fa pensare a Ingres. Fu anche notevole incisore. Non ultimi meriti suoi, infine, il consiglio e la perizia con cui assistette per lunghi anni il conte Tosio nella formazione della sua pinacoteca, e la cautela e misura, rare ai suoi tempi, con cui restaurò parecchi dipinti.

 

 

Come dilettante di architettura intervenne spesso nei problemi edilizi cittadini risolvendo, tra l'altro, prima del 1820, i dispareri sull'ornamento della cupola del Cagnola nel duomo nuovo di Brescia e, tra il 1820 e il 1823, approntando, in collaborazione con l'architetto A. Vita, i disegni per il Mercato del grano di Brescia, insigne fabbrica neoclassica.

 

 

Come archeologo, dopo accurati rilievi pubblicati con commento (Intorno ad alcuniedifici di Brescia antica, Brescia 1823), si rese promotore all'Ateneo sia degli scavi della Brescia romana, che diresse per lunghi anni con notevole perizia e grandi risultati, sia della fondazione, del Museo romano, dando anno per anno, a partire dal 1823, relazione dei lavori. Gli scavi del foro, del teatro, del tempio di Vespasiano (e anche il restauro e la ricostruzione delle celle con la collaborazione di R. Vantini e di G. Labus), le scoperte dei bronzi e della Vittoria di Brescia e di molto materiale del Museo romano, sono opera sua.

 

 

Le relazioni archeologiche del B., improntate a una schiva modestia e a uno stile asciutto, ne rivelano la sicura cultura: esse sono pubblicate, insieme a parte della corrispondenza relativa agli scavi, in L. B., Memorie archeologiche bresciane, Brescia 1926, a cura di V. Basiletti Martinengo. All'Ateneo insegnò per lunghi anni. Fu assiduo collaboratore dei Commentari dell'Ateneo di Brescia negli anni 1823-1845.

Morì a Brescia il 25 genn. 1859.

 

 

di Angela Ottino Della Chiesa -

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 7 (1970)

 

Bibl.: P. Brognoli, Nuova guida di Brescia, Brescia 1826, pp. 40, 44, 61, 86, 202, 203, 213, 215, 287, 288; Museo Bresciano illustrato, Brescia 1838, pp. XII s., LXI s.; V. Bignami, Pittura lombarda del sec.XIX (catal. della mostra), Milano 1900, p. 33; G. Nicodemi, I disegni della Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia 1921, pp. 1315; Id., La Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia 1927, pp. 23, 56, 120, 125, 127, 129; G. Nicodemi-M. Bezzola, La Galleria d'arte moderna di Milano: i dipinti, Milano 1935, I, pp. 25, 26; Catalogo delle cose d'arte e d'antichità d'Italia: A. Morassi, Brescia, Roma 1939, pp. 150, 151; G. Panazza, I civici Musei di Brescia, Bergamo 1958, pp. 11, 12, 23, 96, 97; A. Ottino Della Chiesa, L'età neoclassica in Lombardia (catal. della mostra), Como 1959, pp. 43, 44, 131, 132; S. Fenaroli, Diz. d. artisti bresciani, Brescia 1877, p. 19; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, II, p. 598.

 

 

 

Tratto da dizionario biografico Treccani