Basiletti, Madonna del Rosario - Nuvolento

 

 

 

Nuvolento

 

 

 

Nella chiesa parrocchiale di Nuvolento si trova un'opera del pittore Basiletti (passedeva una villa in quel di Nuvolento, ora sede del comune, ove soggiornava).

 

 

come giunse l'opera nella parrocchiale?

dono dell'artista? committenza del parroco? non si sa.

 

 

 

riportiamo un presentazione dell'opera di Basiletti fatta da parte di un socio dell'Ateneo (vengono citate due opere dello stesso pittore)

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione/recensione del dipinto del Basiletti

da rivista dell’Ateneo di BS

 

Madonna del Rosario per altare della Chiesa di Nuvolento.

Veduta di Brescia dalla parte di Collebeato.

Tavole a olio di Luigi Basiletti

 

Socio attivo.

Cresciuto in Roma nella considerazione delle maraviglie dell' arte, esercitato negli studi della varia natura, erudito alla scuola de' sommi maestri, non è chi non sappia qual seggio tenga il nostro nobilissirno Basiletti fra i moderni dipintori, così nella figura, come ne' paesaggi singolarmente.

 

Molte assai e tutte lodevoli furono fino a qui le prove che in questa maniera di pingere offerse all' ammirazione di chi sa le industrie dell' arte, e si gode sapientemente nelle dilicate imitazioni della natura.

 

Giovato di tutte le comodità di fortuna domestica, potè negli anni più giovanili visitare le più belle e più cospicue parti d'Italia, dove la natura appunto più maestrale e più eletta domanda un cuore che la senta e se ne innamori, e un pennello che la dipinga. Onde le sue rappresentazioni ricordano ora la campestre semplicità di Roos, ora la nobile elezione delle parti dei Poussin e del Lorenese, ora il tuono salvatico e malinconico di Salvador Rosa.

 

L'aria, l'acqua, la terra, la fronda appajon vere ne' suoi quadri; la composizione è sempre peregrina; Io svolgersi e il risolversi delle tinte facilissimo e leggiadro. Seppe anco storiare di figure il nudo paese, disponendovi azioni di singolarissimo affetto: come nella tavola dello scontrarsi d'Enea con Andromaca che sagrìfica al morto marito, e in quella di Platone che fra' suoi discepoli siede filosofando dinanzi al tempio di Minerva al Capo Sunio.

 

Ora da buono e studioso amadore della sua patria, prese a considerare la nostra Brescia dalla parte di Collebeato, ideando il più vago paesaggio che dar si possa.

 

A perenne ricercamento dell' animo, or sono alcuni anni, desiderò l'egregio cavaliere Girolamo Martinengo Silvio di godersi della vista ridentissima de la sua bella villeggiatura d' estate: del qual suo desiderio lo fece contento il degnissimo Basiletti con la fedele rappresentazione di que' luoghi e di quel cielo, nel paesaggio di cui siamo per dire.

 

Apresi appunto da Collebeato più spaziosa e più amena la Valle Trompia, nel bel mezzo della quale, ora scoverto ed or protetto da cespugli, si rigira e discorre rapidissimo il Mella. Più lontano, la valle si attraversa da un picciol colle, e sopravi eminente co' suoi baluardi il castello. Spuntano più in basso i comignoli delle torri e degli edifìcj più elevati della soggetta città; poscia, come mare, si perde e confonde coli' orizzonte la pianura di Lombardia. La scena dinanzi nel primo piano del quadro si ravviva e ricrea da un gruppo di cacciatori, accoltisi insieme a riposare: quai seduti fra i veltri, quai messi in piedi con varia attitudine, chinati iu su gli schioppi.

 

Nella sola sincera e perfetta imitazione del naturale, studiò l’artista la sua peregrina composizione, la quale ricorda a ogni tratto agli occhi esercitati degli intelligenti quelle linee che ricorrono spesso nei più pregiati dipinti di Claudio Lorenese.

 

Ma la Vergine del Rosario trasse a sè gli occhi e l’ammirazione di ciascuno: folgorante di tutta la luce del cielo nella gloriosa sua apparizione.

 

Levasi il quadro a metri quattro circa, allargandosi a due: onde il troppo alto, rispetto al largo della scena proposta, condusse l'artista a porgere il suo soggetto ne' limiti più stretti della semplicità.

 

Siede Maria sur un viluppo di splendiente e leggier nuvola, sorreggendo col braccio sinistro il divin Figlio, in atto di benedire, e tiene a la man destra il pendente rosario. Più sotto e lontano si rappresenta la marittima pugna di Lepanto, vinta sopra i turchi, per lo suo intercedere, dai principi cristiani.

 

Sporge e spicca di rilievo Maria sovra un campo giallo-dorato, che alle sue parti inferiori passa e smuore in una tinta fredda e tenebrosa, al cui basso si mesce la fortuna e la fuga del memorando conflitto.

 

La disposizione di siffatta composizione di toni locali de' colori produce un effetto determinato e deciso, e verrà scritta al bel metodo della scuola veneziana.

 

Per ciò poi che spetta al disegno, l'artefice maestro si tenne con tutta accurata diligenza a dedurre dal vero le diverse parti di cui si compone la sua rappresentazione, eleggendo qui e là dai modelli naturali: al cimento di quella corretta perfezione creatasi nel capo di pochi, dalla contemplazione affatto passiva d'un bello ideale.

 

Ora che dopo alcun tempo scriviamo quanto la memoria ci suggerisce di questo lavoro, ricorda non so che bel piede della Vergine Santa, cui non vorria nemmeno insidiare il serpente.

 

La benedetta Madre e il divin Figlio presentano, un tutto insieme con tutta grazia ed aggiustatela.

 

Sariasi da qualcuno desiderato un pò più di letizia e d'amore ne' beati sembianti della Vergine; ma non s'è forse posto mente alla convenienza di quella sua maravigliosa apparizione, che mal dovea consentire tanto affabili sembianze. Perocché Ella apparve terribile come le ordinanze schierati in battaglia, come la donna degli eserciti, come quella che guadagnò a' suoi fedeli che l'invocavano la Vittoria contro la riprovata figliuolanza del bastardo Ismaele.

 

Il gitto delle vestimenta tiene di grandiosità, e ricorda le maniere de' pittori del cinquecento, di cui per tempo il nostro Basiletti si studio d'imitare la morbidezza e la forza